SPORE 2024| Non era previsto che noi sopravvivessimo

SPORE è una rassegna interdisciplinare sulla cultura diasporica in due atti sovrapposti.

  • dal 15 al 20 ottobre / SPORE è una residenza formativa – a numero chiuso – in cui interrogare il nostro presente, permeato da matrici oppressive millenarie incarnate. La call per partecipare si è chiusa il 16 settembre.
  • dal 17 al 20 ottobre / SPORE è una rassegna di atti performativi che vuole dare voce all’esperienza diasporica in chiave artistica, culturale e politica. Gli eventi della rassegna artistica sono aperti a tuttɜ e intersecano, in alcuni momenti, il programma della residenza formativa, creando una contaminazione tra i due atti.

SPORE vuole decostruire la normatività razzista, eteropatriarcale e neoliberale contemporanea.
È un programma aperto a tutti i corpi e le identità, ideato e curato da Kilowatt e l’artista Wissal Houbabi.


SPORE 2024 – Il podcast

Realizzato nell’ambito del Bando Pace 2024 della Regione Emilia Romagna

Spore è un festival che celebra il contributo delle diaspore. L’esperienza antichissima della diaspora viene riletta in quanto cultura, contaminazione e disseminazione in forma di spore. Quanto patrimonio immateriale possiamo, noi diaspora, mettere a servizio di un cambiamento, per la realizzazione del futuro che noi tuttɜ ci immaginiamo? La prima puntata attraversa le performance, le voci e la scuola della seconda edizione di Spore nelle parole della curatrice della rassegna, la poeta Wissal Houbabi.

Prospettive di un’Italia smascherata dalla retorica «brava gente». Perché è così necessario riconoscere la storia coloniale, le lotte antirazziste e l’impatto che hanno sul presente? Perché chi subisce razzismo e oppressioni materiali e immateriali si fa testimone di una storia negata? Che impatto ha sulle nostre vite e prospettive future? Questa puntata attraversa storicamente una volontà politica: negare la conoscenza del passato equivale a preservare le sue stesse premesse. Con Marie Moise, ricercatrice e traduttrice in ambito femminista e antirazzista.

È tangibile più che mai il senso dei limiti entro i quali stare: fare cultura è un atto di coraggio se si tratta di sostenere valori e posizioni in cui si crede, di raccontare la storia mentre la si vive. La lotta del popolo palestinese è una cartina tornasole per percepire – a vari livelli – la condizione di libertà di espressione. È inevitabile ricordarlo: nessun diritto è per sempre garantito. Glɜ attivistɜ de Il campo innocente riportano la macchina della propaganda, la repressione, la strumentalizzazione e tutto ciò che serve per ripetere la Storia di nuovo. Questa volta abbiamo visto tutto.
Con Leonardo Delogu (Il campo innocente, archivio), l’artista indipendente Sara Leghissa e Wissal Houbabi.

L’oppressione ammala chiunque; la società intera è malata nella sua volontà di affermarsi gerarchica, eurocentrica, razzista, capitalista, verso il collasso inevitabile. Cosa subisce il nostro corpo, come si percepisce e come si regge in piedi? Corpo e mente sono una cosa sola, ma alle volte essere integre in un contesto disumanizzante si rivela una ambizione che necessita cura e ascolto, pratiche che sono necessarie allo svelamento del proprio posizionamento come corpo, mente e voce. 

Con l’attivista Selam Tesfaye, Ronke Oluwadare e Murphy Tomadin, psicoterapeutɜ, e con lɜ artistɜ Giorgia Ohanesian Nardin e Sara Leghissa.

Abbiamo bisogno di riconoscere il rapporto che c’è tra rappresentazione e rappresentanza. Posizionarci tra poesia e retorica, scegliere tra la forza delle parole e il loro potere manipolativo. Come si colloca la pratica artistica all’interno del mostro capitalista? Cosa significa essere artistɜ razzializzatɜ e che implicazioni comporta nei suoi limiti e responsabilità? Come interagisce con gli sguardi? Cosa intendiamo per bellezza?
Una riflessione sulla lingua, tra poesia e hip hop.Con le voci di Wissal Houbabi e Khtek, rapper della scena hip hop marocchina.

SPORE 2024 – La Fanzine

«Soprattutto come donne razzializzate, sappiamo cosa significa amare nella sua più brutale e tragica constatazione. […] Ed è proprio per questo che rivendicarlo non può che essere la più poetica vendetta che possiamo infliggere al nostro oppressore.» Wissal Houbabi.


In questa breve pubblicazione abbiamo usato la scrittura come mezzo per «pensare alla politica come atto poetico e viceversa», ma anche per elaborare le domande che ci vogliamo porre, le crisi che dobbiamo attraversare, per interiorizzare uno sguardo complesso e attivo sul nostro presente, profondamente intriso di ideologie culturali, economiche e politiche strutturalmente e sistematicamente oppressive in quanto gerarchiche.
Questa fanzine è stata realizzata nell’ambito del Bando Pace 2024 della Regione Emilia Romagna.


SPORE è un progetto di KILOWATT

Direzione artistica: Wissal Houbabi

Coordinamento: Samanta Musarò, Cecilia Colombo

Con i contributi di: Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna nell’ambito del progetto SPORE. Percorsi di tenerezza radicale, nell’ambito del progetto MELA TUNISIA – MEDITERRANO, LAVORO, AMBIENTE IN TUNISIA, nell’ambito di YOU(th) CARE FOR CHANGE, un progetto per le nuove generazioni per promuovere cura globale, sostenibilità e uguaglianza di genere (Cofinanziato dall’Unione europea).

In collaborazione con: MUBI, COSPE, CEFA Onlus, Coop Re-esistente, Dipartimento di Sociologia e di Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna, Biblioteca Amìlcar Cabral – Settore Biblioteche e Welfare culturale, Fondazione Emilia-Romagna Teatro, Housatonic, Arca di Noè soc. coop, Atlantico Festival

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