Il Manifesto di Maschile Plurale Fest 2026

BELLO
SCOMODO

Abbiamo voglia di stare scomodɜ. Maschile Plurale Fest 2026 torna a occupare uno spazio, generativo e scomodo, per pensare nuovi modelli di maschilità responsabile.

Cosa può emergere da un dialogo maschile plurale che nasce grazie ai pensieri e alle pratiche femministe?

Abbiamo mai pensato di disertare la logica maschile della performance? Di smontare l’arrivismo competitivo per concederci la responsabilità del dono e accogliere la fragilità che porta con sé?

Nel dono c’è una rinuncia e una scommessa: lasciare indietro un pezzo di sé per ri-scoprire la potenza delle relazioni.

E come questo si connette alla riproduzione sociale, alla cura, che continua a essere così violentemente appaltata e femminilizzata nella nostra società?

E ancora: quali nuove forme di paternità siamo in grado di immaginare per un maschile capace di accudire e accompagnare anche nella sfera emotiva e relazionale?

E i corpi maschili? Come siamo capaci di metterli in connessione? Quanta storia è immagazzinata nelle nostre viscere? Quali linguaggi usano i nostri corpi per mettersi in ascolto? Quanta parola occupa i nostri corpi, i nostri desideri, la nostra sessualità?

Dove porta il lavoro femminista dell’autocoscienza e cosa ci può insegnare, per smontare quella costruzione monolitica dell’identità maschile e far emergere il senso politico di un’intelligenza collettiva?

Il privilegio maschile si stratifica su molteplici forme di potere: classe, abilità, razza, cultura, salute mentale, orientamenti. Da dove partire per smascherare l’intreccio di questi privilegi, aprire a nuove consapevolezze e ragionare di un maschile non bianco? 

Possiamo ancora permetterci di avanzare questi discorsi mentre i maschi agiscono la violenza bellica più atroce e ottusa? E quali strumenti possiamo mettere in campo per prevenire tutte le forme della violenza maschile?

Con Maschile Plurale Fest vogliamo affrontare la complessità e inquadrare questi discorsi in chiave sistemica, al di fuori di ogni deriva identitaria e individualizzante della cornice «intersezionale». Vogliamo metterci nei guai e stare bene anche nella difficoltà, sostenere la vergogna come una risorsa, essere capaci di perderci, di stare scomodɜ, bruttɜ e gentili.

I FILONI DEL FESTIVAL

La vulnerabilità maschile come approccio anticapitalista alle relazioni: contro l’individualismo performante e anaffettivo di un modello votato all’accumulo, proponiamo la lente della dispersione gratuita, della rinuncia al sé per riscoprire la potenza delle relazioni. Il dono come dimensione scomoda per eccellenza, come percorso per un maschile inesplorato fatto di fragilità e accettazione, emotività e orizzontalità. Dalla cura fino alla sessualità.

Percorsi di adultità e paternità responsabile e accudente, nella consapevolezza dell’impoverimento e delle gabbie cui ci costringono i modelli di famiglia «tradizionale», che cuce ruoli e regole sulla base di stereotipi di genere. La responsabilità e la condivisione della cura ci mettono nella scomoda posizione di dare nuova forma alle relazioni interpersonali, sociali ed ecologiche, che costituiscono le fondamenta per immaginare nuovi modelli sostenibili di società.

Lavorare sulla vulnerabilità significa per molti uomini avere a che fare con «la miseria del corpo maschile»: un corpo performante, volitivo, silenzioso e assente a se stesso. Qui la scomodità sta nel prendere consapevolezza del potere agito da quel corpo, nella responsabilità di una riappropriazione emotiva fatta di tentennamenti, opacità, esplorazione di un desiderio che espande senza oggettificare, che accoglie senza prevaricare. Un corpo maschio bianco, abile, ricco, etero, sano, cisgender, colto e magro può desiderare questo cambiamento? Possiamo immaginare una sessualità maschile liberata dagli stereotipi che di quei privilegi sono espressione?

Cosa si muove nelle comunità di persone razzializzate rispetto ai temi della maschilità? Come rendere meno bianco questo femminismo per uomini, togliendo il filtro della gerarchia come dimensione cardine del maschile? Smascherare i privilegi è il primo passo nella scomodità, partendo dalla consapevolezza che chi vive esperienze di marginalità non se ne fa nulla della vergogna di chi parla da una posizione privilegiata. L’orizzontalità come posizione di partenza per immaginare un maschile meno eurocentrico, capace di riscoprire la propria dimensione nelle relazioni, oltre il dominio.

L’autocoscienza maschile come pratica della scomodità. Appresa dai femminismi e impiegata oggi dai gruppi che aderiscono alla rete di Maschile Plurale e non solo. Ascolto attivo, intelligenza emotiva, silenzi, empatia come lavoro politico, sul piano individuale e collettivo. Come possiamo utilizzare l’autocoscienza per smontare quella costruzione monolitica dell’identità maschile, per far emergere il senso politico di un’intelligenza collettiva?

La violenza di genere non riguarda solo l’ambiente domestico ma si estende agli scenari globali, con la normalizzazione delle armi e della guerra. La violenza bellica rappresenta l’espressione più brutale di una maschilità prevaricatrice e vendicativa che vuole farsi norma. Quanto è scomoda questa consapevolezza? E come possiamo contrastare la logica della costruzione del nemico e immaginare una diversa idea di gestione dei conflitti?

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